sabato 31 marzo 2018

Rosso di sera- Brunella Gasperini

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Buonasera lettori! 
Oggi dopo tanto procrastinare, vorrei parlare di un libro che rientra in assoluto tra i miei preferiti e che, anni fa, mi ha fatto scoprire una scrittrice meravigliosa. 

Il libro in questione si intitola Rosso di sera, è stato scritto da Brunella Gasperini e pubblicato dalla Rizzoli nel 1977. Ultimo romanzo di Brunella, l'edizione che possiedo è della Baldini Castoldi Dalai Editore che nei primi anni del 2000 si è ricordata di questa grande autrice italiana e ha ripubblicato in nuova veste alcuni (secondo me troppo pochi ma ci accontentiamo) suoi romanzi. 



Brunella Gasperini (il cui vero nome in realtà era Bianca Robecchi) nasce a Milano nel 1918 e vi morirà nel 1979. All'inizio degli anni 50 incominciò a scrivere per il Correre della Sera, per vari periodici e sopratutto per Annabella dove terrà una rubrica di colloqui con i lettori, alcuni dei quali raccolti nel libro Più botte che risposte. Nella sua produzione troviamo racconti, romanzi, recensioni... tutto scritto con una grande profondità di pensiero, modernità, sensibilità e spesso un taglio umoristico unico. Per non dilungarmi troppo vi rimando per un eventuale approfondimento all'Enciclopedia delle Donne.



Rosso di sera dovrebbe essere proposto e riproposto ai giovani (e non) lettori a scuola, in biblioteca e in libreria ma questo non succede, forse perché poco conosciuto.

Gianluca detto Rosso per via del colore dei capelli, è un ragazzo di diciassette anni. Figlio del primario dell'ospedale della città in cui vive, ci racconta in prima persona con grande sagacia e humor ma anche con tanta profondità e delicatezza quel passaggio dall'età infantile a quella adulta. La storia è personalissima ma allo stesso tempo universale, tutti i ragazzi ci si possono rispecchiare per quel o quell'altro motivo. 
Rosso, è incompreso dalla famiglia, non ama la città e tanto meno quelli che lui chiama "i ragazzi" cioè quelli della sua età ma con i quali in comune non ha nulla. La sua salvezza sono le sue passioni: il jazz, la tromba, la poesia di Neruda e un rapporto meraviglioso con il nonno anticonformista, pecora nera della famiglia, che vice al di la del fiume, dove il progresso e la città schifa non sono ancora arrivati. 
La sua vita prenderà una piega inaspettata (e sperata?) con l'arrivo in città di una vecchia famiglia tornata dopo lungo tempo, e di una ragazza, Federica che nasconde però un segreto.

"Così sono tornato al fiume. Sembra l'unica cosa rimasta intatta dalla mia infanzia, il fiume, anche se forse già inquinato, come l'infanzia, da invisibili veleni. 
Dovrei aver paura, credo, ma non ne ho. Solo una terribile confusione, come se mi avessero tagliato a pezzettini e poi ricucito insieme in qualche modo, un modo sbagliato, con tutte le cuciture che tirano di qua e di là. E così, cucito sbagliato, rieccomi a guardare l'acqua che passa, scroscia via per i fatti suoi tra i salici e il muschio con riflessi improvvisi di cielo, come quella sera."

Nel romanzo come in quasi tutte le storie della Gasperini tornano personaggi e temi ricorrenti, spesso autobiografici, rivisitati e rimodellati, mai scontati ne banali. 
Ogni personaggio è indagato con minuzia, la trama presenta moltissimi colpi di scena e se siete tra quelli che almeno una volta nella vita avete desiderato di conoscere un autore dopo aver finito un libro, questo è il romanzo che fa per voi. 

L'altro giorno in biblioteca, ho domandato ad una mia utente di quindici anni, come mai leggesse libri sempre un po' tristi, mi ha risposto che cerca il dramma, le emozioni forti. E allora, ho pensato che è un po' la caratteristica ricerca di tutti i ragazzi (ecco il successo di libri in cui si parla di malattia, incidenti, lutti, incomprensioni... con l'immancabile sottofondo dell'amore).
Rosso di sera si inserisce perfettamente in questo grande universo libresco ma ha qualcosa in più, secondo me, una profondità, una delicatezza che, suscitato una grande malinconia non so bene neppure di cosa, forse dell'infanzia o di quell'attimo in cui da adulti, il mondo appare facile e meraviglioso come mangiare un gelato in un giorno d'estate. 

Rosso di sera per me è un libro speciale, l'ho incontrato a sedici anni e non l'ho più lasciato. Vorrei che lasciasse qualcosa anche a voi, se non l'immagine di un tramonto con il rumore dei grilli e il profumo d'estate, almeno che fosse una piacevole lettura. 

Con Rosso si cresce anche se si è già grandi.

"La porta era appena accostata. La spinsi senza far rumore, entrai, richiusi. Nel buio pesto, attraversai silenziosamente la stanza verso la mia brandina. "Accendi pure" disse la voce del nonno. "Sono qui."
Contro voglia, accesi. il nonno era in piedi davanti la finestra e guardava fuori, le spalle voltate, la testa eretta. Capii che non si sarebbe girato, se io non volevo. Aspettava. Il nonno sa, pensai. Ha sempre saputo. Perché non me l'hai detto, gli gridai in silenzio dentro di me. Mi sentivo tradito anche da lui. "Se vuoi berci sopra," disse "la bottiglia della grappa è in cucinino."





sabato 3 marzo 2018

Sull'importanza del fumetto

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Buongiorno lettori, ho deciso di scrivere un breve post a favore del fumetto partendo da uno scambio di pareri che ho avuto l'altro giorno con una mamma che "non approvava" che il figlio ottenne li leggesse. L'idea di fondo era che il fumetto non contasse, diciamo, come lettura, e che quindi il bambino leggendo questi giornalini avrebbe fatto prima a non leggere nulla. 


Io non mi trovo d'accordo. Da quando ero bambina  una delle mie letture preferite (avevo anche albi e libri vari a disposizione) nel lettone con mamma era Topolino. Frequentavo ancora l'asilo quindi mia madre mi leggeva le vignette con me vicino che seguivo la storia guardando le figure. Bellissimo. Mi piaceva davvero tanto, e così sono cresciuta ridendo con Zio Paperone, con le sfighe di Paperino, i misteri che Topolino doveva risolvere e aspettando che la fortuna di Gastone terminasse. Una volta imparato a leggere è diventata una lettura autonoma e mi sono creata nel tempo una vera raccolta. 

Orbene, questa è solo la mia esperienza personale ma ritengo che il fumetto, se ben consigliato per età (certo con consiglierei mai un Diabolik ad un ottenne), sia una lettura formativa (o anche solo divertente) come lo possa essere un qualsiasi altro libro. 
Se un bambino ama leggere Paperinik anzi che Pippi Calzelunghe, non vedo dove sia il problema, magari non conosce Pippi, e allora spetta al genitore o alla scuola o alla bibliotecaria, farlo entrare in contatto con quel libro e sarà il bambino a scegliere se gli piacerà o meno. 

Obbligare un pupo alla lettura di testi che non si sente di leggere o peggio, forzarlo ad abbandonare certe letture perché si ritine non siano abbastanza "serie", lo trovo non solo controproducente ma ritengo sia una violenza (sono estrema e non me ne pento!). Oltretutto questo vale anche per gli adulti, mi è capitato molto spesso di parlare con lettori forti o colleghi che "disprezzavano" certi libri non ritenendoli all'altezza di altri o semplicemente poco seri. Per esempio la narrativa romantica, i gialli Mondadori... in base a questi criteri quindi, si dovrebbero leggere solo saggi e non tutti, perché, diciamocelo, c'è saggio e saggio. 

Spesso ci dimentichiamo, quindi, di un aspetto fondamentale del leggere, cioè il piacere che proviamo quando apriamo un libro di un autore che ci piace, o su un argomento che ci interessa o una storia che ci attrae. 
Sono convinta che fin quando un testo non presenti errori ortografici, grammaticali o sia stato scritto con il palese intento di fomentare la violenza, possa per diritto essere sistemato su uno scaffale senza vergogna o imbarazzo. Vuoi leggerti un Harmony per concerti una pausa dallo stress della tua vita? leggilo! chi se ne frega se le trame sono ripetitive e scontate, è quello il bello magari. 

Tornando alla letteratura per l'infanzia e adolescenza, da oggi comincerò ad inserire post riguardanti recensioni di fumetti, che sono fiera di leggere (sarò nerd che ci volete fare). Se ritenete che la scelta  non sia seria... Hasta la Vista, nessuno è obbligato a leggere le mie parole.

Inizio quindi, consigliando Topolino, dagli 0 alla morte, sono convinta possa accompagnare la crescita di una persona dalla culla alla bara (cari lettori scaramantici vi ho perso lo so). 

Non solo è una lettura divertente, ma rispecchia la cultura di un paese, nelle storie ci puoi ritrovare le rappresentazioni topolinesche di personaggi reali, o provenienti da film!! Cantanti, calciatori, personaggi dello spettacolo, della letteratura come Montalbano! 
Le storie non sono mai banali e accontentano tutti i gusti (io adoro quelle che hanno per protagonista il piccolo Paperino). Gli articoli toccano tantissime tematiche, dallo sport alla scienza, c'è l'oroscopo per i sognatori e le parole crociate per i "cervelloni". 
I disegnatori (come gli ideatori dei testi delle storie) sono ovviamente diversi e si possono riconoscere le varie mani, avere magari dei prediletti.
Lo potete leggere a casa, sul treno, al parco o al mare (che ti si riempie di sabbia, prende il profumo della pizza nella borsa e si impiastriccia di crema solare che rimane sulle dita). 

Inoltre, e questo vale per tutti, un fumetto non è mai superato, si può trovare e comprare nei negozietti dell'usato a pochi cent salvando il contenuto del portafoglio dei tanti lettori compulsivi come me.

Insomma, avrete capito che per Topolino ho solo buone parole, più di 3000 numeri di gioia.

NB. Ovviamente consiglio appassionatamente anche i cartoni classici topolineschi (sarò vecchia ma non c'è proprio paragone con quelli che trasmettono ora tutti computerizzati e anche se sono vecchie pellicole, i bambini sono sempre quelli, se piacevano ai pupi che ora hanno 60 anni, piaceranno anche a quelli che ora ne hanno 3, garantito), anche questi non hanno età ... ma d'altronde è una regola che vale per tutti i cartoni animati. 



Fatemi sapere le vostre esperienze con i fumetti, se li leggete, se li leggono i vostri bambini o se vi è capitato di parlare con persone che ritengono il genere "minore" rispetto ad altri o se semplicemente il fumetto non vi piace (e il motivo, in caso, che sono curiosa come un macaco).








martedì 20 febbraio 2018

Toh! un cappello!- Jon Klassen (Siamo amici condividiamo cose)

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Inizierò questo post con una domanda personale: Quante amicizie avete sciolto perché a voi e alla vostra amica/o piaceva lo stesso maglioncino ( a me mai, i vestiti che mi piacciono agli altri fanno schifo), o peggio, lo stesso ragazzo (idem dei vestiti)? Molte? Troppe? questo perché non avevate ancora letto il libro di cui sto per parlarvi. 

L'albo di oggi, è dedicato all'amicizia e alla condivisione, o rinuncia dal principio a favore di un fine più grande.


Si tratta di Tho! un cappello! di Jon Klassen (anno 2016, pubblicato da ZooLibri).
Con me il libro è partito subito bene, perché le pagine sono in carta ruvida leggermente spesse e profumano di cartoncino e io adoro questo tipo di carta sia al tatto che nel profumo (si annuso i libri, embè, che volete da me? e poi lo facciamo tutti). 

Le frasi non sono molte, l'autore gioca con le suggestioni e con le immagini per comunicare sentimenti, emozioni ed intenti, inoltre le poche parole presenti hanno un carattere chiaro e lettere molto grandi così da rendere il testo adatto anche alle prime letture in autonomia. 

La storia è ambientata in un suggestivo deserto, in cui due tartarughe trovano un cappello abbandonato. Se lo provano entrambe e ad entrambe sta benissimo, ma il cappello, mannaggia, è uno e loro due, e allora decidono di lasciarlo li dove si trova... 
Una però, non riesce a darsi pace e decide di prenderselo una volta che l'altra dorme. 
Cambierà poi idea, ma non vi dico come così ve lo andate a comprare o a prendere in biblioteca o al leggere di soppiatto in libreria da veri ribelli (così che i vostri figli imparino presto come comportarsi). 

Vi dico solo che:
1. Le illustrazioni sono magnifiche;
2. Le due tartarughe diventeranno le vostre migliori amiche;
3. comincerete o i vostri figli cominceranno, a condividere di più (io ho già condiviso la mia matita per gli occhi con un'amica, come minimo domani avrò la congiuntivite e non potrò mettere le lenti a contatto e dovrò quindi ripiegare sugli occhiali a fondo di bicchiere molto sexy... ma, oh, mi sento molto più buona) e a rinunciare a cose perché piacciono a voi ed ad altri instaurando rapporti più duraturi e a non essere egoisti (l'altra sera ho rinunciato all'ultimo biscotto con gocce di cioccolato fondente a favore di un rapporto basato sull'amore, fiducia, comprensione, sincerità... era uno di quei cookies americani super burrosi e unticci che hanno tipo 300 calorie al grammo ma che probabilmente dentro ci mettono qualche droga per dare assuefazione, ma non mi PENTO);
4. Vorrete comprare un capello;
5. Vi ho già detto che il profumo di questo libro è meraviglioso e potrà migliorare la vostra giornata? Inoltre concilierà il sonno del vostro pupo così avrete quei trenta minuti in più la sera per vedervi un film prima di cadere in letargo sul divano.


A proposito di film.
Se siete fanatiche come me di film Ya oltre che di libri Ya, vi consiglio, per chi ancora non lo avesse visto: Quattro amiche e un paio di jeans
E' vecchiotto, lo so, ma qui nessuna delle quattro amiche ha rinunciato a quel paio di jeans strepitosi, optando piuttosto per una condivisione mensile del suddetto capo di abbigliamento (dai, se non è amicizia questa).
Se non avete letto il libro fatelo (prima di vedere il film dai, lo sapete), vi ricordo che si tratta di una serie e che le copertine sono fantastiche (si, con me funzionano bene anche i packagin oltre che gli odori di buono, lasciatemi stare).




Vi auguro tante belle persone con le quali condividere la vostra settimana. 

martedì 6 febbraio 2018

L'universo nei tuoi occhi- Jennifer Niven


Salve a tutti, oggi quelli che hanno già letto Raccontami di un giorno perfetto di Jennifer Niven e l'hanno adorato quanto me, vorrei spendere due parole per un libro della stessa autrice del quale avrete sicuramente sentito parlare se bazzicate il settore YA: L'universo nei tuoi occhi

Titolo: L'universo nei tuoi occhi
Autore: Jennifer Niven
Editore: De Agostini
Pagine: 440
Prezzo: 14,90€ copertina rigida

In tutta sincerità erano mesi che il libro era in attesa di essere letto sul mio comodino, sotto la consueta pila di altri volumi sempre in bilico tra caramelle, sveglia, creme e cremine e tazze. 

Sapevo dalla quarta di copertina che l'argomento trattato era quello del bullismo e provo sempre timore a leggere storie che lo affrontano perchè il più delle volte non lo fanno, secondo me, in modo giusto, cioè non viene indagata l'effettiva realtà di chi subisce questi atti e il più delle volte il protagonista pare uno sprovveduto totale, quando in invece non è questione di ingenuità ma semplicemente il fatto che ogni individuo che si differenzia volente o meno dalla massa, può essere vittima di uno o più bulli più o meno adulti. Quindi le storie diventano spesso irreali e banali.

Sabato pomeriggio, dopo aver pulito casa da brava ragazza quale sono (ppffff), spinta dal fatto che la scadenza del prestito bibliotecario del volume era vicina, mi sono finalmente decisa ad iniziarlo. 
Stringendo i denti sono arrivata fino a pagina trenta. Pausa. Ho ripreso fino a pagina 134, dopo di che ho preso il via e l'ho finito tutto d'un fiato. 

[Occhio ad ipotetici spoiler]

Allora, la protagonista (ex ragazza più grassa d'America e ora solo obesa) è assolutamente deliziosa e non banale, fragile come tutte le persone ma allo stesso tempo in grado di rialzarsi dopo le cadute. Questo è quello che rende Libby davvero ca...ta. 
Il contesto, gli atti di bullismo, le dinamiche, sono secondo me, del tutto realistici, ma tra una scena e l'altra, la scrittrice da modo al lettore di "prendere respiro", e quindi non rende la lettura troppo angosciosa e pesante. 
Queste caratteristiche mi hanno spinto ad una lettura più serena. 

Perfetto. 
Un punto a sfavore ha giocato invece il coprotagonista, Jack. Affetto da prosopagnosia,  che è stata utilizzata come caratteristica che rende umano e imperfetto anche chi all'apparenza sembra avere tutto dalla vita, diventa bullo per necessità ma allo stesso tempo si rende conto di essersi comportato da bastardo e fa di tutto per redimersi. 

Fin qui okay, tuttavia avrei evitato la figura del padre malato di cancro in remissione, con l'amante che è anche la professoressa del figlio. Jack è l'unico a sapere della tresca perché il padre è tanto sciocco da lasciare cellulari in giro e account di mail aperti in bella vista (siamo in Beautiful?).  Al figlio non viene neppure in mente di riferire la questione alla madre, che nonostante la malattia del marito avrebbe comunque tutto il diritto di sapere se è tradita. 
Trattasi a a mio parere, di una parte che allunga solo la trama senza però arricchirla nel contenuto.
Piuttosto, mi sarei fermata alla prosopagnosia (anche se dubito che un ragazzo possa tenere nascosta una sindrome come del genere da quando era bambino), e avrei approfondito la figura del padre di Libby, accusato dai media di aver contribuito all'obesità della figlia e osservato meglio il loro rapporto. 

Mi è piaciuta invece la figura del fratello di Jack, probabilmente omosessuale, preso anche lui di mira dai coetanei, che però non rinnega nulla della sua personalità nonostante il mondo gli sia avverso.  Fa la parte del grillo Parlante diciamo.

Ovviamente sono tutte considerazioni personalissime.
Nel complesso è un libro che consiglio caldamente,positivo nei contenuti,  inneggia alla fiducia in sé stessi nonostante tutto, all'accettazione di sé stessi e degli altri  e al volersi bene proprio perché si è imperfetti.

E' un inno alla fatica che bisogna fare in ogni momento per non farsi scoraggiare da chi ci circonda, da noi stessi e dagli episodi traumatici. Alla forza che bisogna tirare fuori per rialzarsi ogni volta che si cade. 

Un inno a chi si ama e di conseguenza ama la vita.


Se volete rimanere su questo argomento vi consiglio anche Lo sfigato di Susin Nielsen


Titolo: Lo sfigato
Autore: Susin Nielsen 
Editore: Rizzoli 
Pagine: 266 
Prezzo: 14,50€

giovedì 25 gennaio 2018

Giornata della Memoria e proposte di lettura


Manca davvero poco ormai al 27 gennaio e alla Giornata della Memoria e, come è giusto (anche se la sensibilità e la moralità per questo argomento vanno coltivate sempre, in ogni secondo in cui stiamo ancora respirando), impazzano le liste di libri e film da far leggere e vedere ai ragazzi. 
Le proposte sono davvero numerose e per questo voglio indicare due libri secondo me molto originali.


Il primo testo è Cuore di contrabbando di Lissa Evans, pubblicato da Rizzoli, mi pare, nel 2015, 313 pagine, 18,50€. 

In una Londra in piena Seconda Guerra Mondiale, il piccolo e intelligente Noel, rimasto solo, viene "accolto" da Vera, una donna senza marito che vive con un figlio scansafatiche ed approfittatore e una madre che intrattiene una corrispondenza esilarante con Churchill (a senso unico tra l'altro). 
Si dovranno tutti adattare alla nuova realtà fatta di bombardamenti, paura e fame, ma anche alla nuova convivenza. Da questo contesto nasceranno dei rapporti umani unici, nati inizialmente dalla necessità, ma che in seguito arricchiranno tutti i personaggi. 
La Guerra è, in questo libro, pretesto per educare alla moralità, al giusto e sbagliato, alla pietà e alla compassione. Si dovranno fare i conti anche con la diversità e l'abbandono. 
La storia corre via veloce con una scrittura scorrevole e chiara. E' in assoluto uno dei miei libri preferiti e lo consiglio a tutti quegli insegnati che vogliono proporre una lettura profonda e al tempo stesso divertente (un divertimento dolce-amaro). 


Un secondo libro che ho amato alla follia e che rientra a spada tratta anche tra i distopici YA di nuova generazione, è: Wolf la ragazza che sfidò il destino di Ryan Graudin, pubblicato da DeAgostini, 400 pagine, 18,00€.

Fa parte di una duologia ambientata in una realtà  alternativa che vede la Germania vincitrice della Seconda Guerra Mondiale. La protagonista è Yael, una ragazza ebrea in grado, dopo essere stata sottoposta a degli esperimenti in un campo di sterminio, di cambiare le proprie sembianze fisiche.
Approfitterà di questa capacità per poter partecipare al Tour dell'Asse (una gara motociclistica per celebrare le grandi potenze), vincere, incontrare Hitler e ucciderlo. Questo il piano...

Il libro è, secondo me, un modo alternativo di affrontare una tematica seria come l'olocausto e la Seconda Guerra Mondiale in generale. Amore, odio, avventura, dolore, personaggi ed eventi storici veri ed inventati si mischiano in una trama originale ed appassionante.  

Il libro può essere inserito in una rosa di letture per l'occasione, sopratutto a partire dai ragazzi che hanno ben chiari gli eventi storici del periodo, così da poter meglio apprezzare l'originalità della trama. 
Si  potrebbe poi dar vita anche ad un dibattito in classe su come secondo loro sarebbero potute andare le cose se effettivamente Hitler avesse vinto la guerra, o riflessioni sulla vita nei campi di sterminio... 

Questi secondo me sono le proposte più allettanti per coinvolgere fasce d'età e gusti differenti ad un argomento così importante. 




domenica 14 gennaio 2018

Leo Lionni

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Da bambina amavo leggere dei libri di favole che, giuro, avevano delle illustrazioni allucinanti, mentre quelli con immagini (ora) meravigliose, rimanevano sullo scaffale a prendere polvere, con disappunto di mia madre che cercava di propormeli in ogni modo. 
A volte, quindi, sfogliando alcuni libri illustrati per l'infanzia, oggettivamente molto belli e praticamente opere d'arte, mi domando se effettivamente possano piacere ai bambini o se magari possano in realtà essere apprezzati di più dai "grandi" che comprandoli (inconsapevolmente) per loro stessi, li propongono a pargoli che preferirebbero sfogliare i cataloghi dei giocattoli (sempre io).

Con Leo Lionni questo quesito non si pone. Uomo dalle tante doti (grafico, pittore, scrittore...), Lionni nasce in Olanda nel 1910. Poco dopo la famiglia si trasferirà in Italia, dove Lionni rimase fino al 1940 quando, a causa delle sue origini ebree, fu costretto ad emigrare in America. In Italia tornerà solo nel 1960 e vi resterà fino alla morte, nel 1999. 

Nel 1959 ideò un libro per bambini che cambierà la concezione stessa dell'illustrazione per l'infanzia: Piccolo Blu e Piccolo Giallo, in cui due bolli colorati porteranno il lettore a meditare sull'amicizia, la diversità e l'identità in modo semplice e chiaro.
Le stesse importanti tematiche saranno affrontate in Un colore tutto mio, dove però, abbandonerà la rappresentazione astratta a favore di un piccolo geco dall'animo profondo che si domanda come mai non abbia, come gli altri animali, un proprio e immutabile colore. 

Uno dei miei preferiti è La casa più grande del mondo, con protagonista una lumachina che vorrebbe ingenuamente una casa molto più grande. In questo albo si percepisce attraverso le immagini, l'interesse dello scrittore per il mondo naturale, rappresentato con minuzia di particolari.
La storia e le figure, catturano l'attenzione dei bambini di tutte le età (vale per tutte le sue opere d'altro canto) ma probabilmente il significato vero di questo libro può essere compreso del tutto a partire dai tre anni. 

Verso la fine c'è un'illustrazione che più di ogni altra dovrebbe affascinare i vostri pupi, quella con la casina della lumaca completamente distrutta. Trovo meraviglioso da parte dell'illustratore non voler risparmiare nulla agli occhi del bambino e mi fanno sorridere le madri che a volte reputano inappropriata questa rappresentazione per i loro pargoli non capendo quanto invece i piccoli abbiano bisogno di confrontarsi con queste scene, per così dire, realistiche e macabre (trattasi spesso delle stesse madri che permettono ai figli di due o tre anni di intontirsi davanti ad un tablet, trovando quindi consono avere un pargolo con lo sguardo ipnotizzato e affascinato da colori psicadelici, luci lampeggianti e rumori davvero inappropriati almeno per le mie orecchie).

In conclusione consiglio una qualunque opera di Leo Lionni per bambini di qualunque età, quelli che ancora sono troppo piccoli le ameranno per le figure, i grandi per quelle e per la storia. 
Questi libri si prestano anche per tanti laboratori sulla natura, sui colori (Piccolo Blu e Piccolo Giallo), sull'uso della tecnica del collage e la manipolazione della carta (Pezzettino)... sono strumenti didattici eccezionali. 






NB: In ogni caso, se vostro figlio vuole anche sfogliare il volantino delle offerte del supermercato, lasciateglielo fare. Se il contenuto non è nocivo e lo affascina, ogni bambino ha diritto a scegliere cosa sfogliare con le sue manine appiccicosine. 


Un colore tutto mio. Ediz. illustrata

lunedì 1 gennaio 2018

Nel paese dei mostri selvaggi- Maurice Sendak

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[Il libro uscirà in una nuova edizione il 16 Gennaio 2018 per Adelphi tradotto da Lisa Topi]

Per iniziare con il botto questo 2018 (siete riusciti a sopravvivere anche a questa ennesima prova di resistenza psicologica?), oggi voglio dedicare un post ad un albo classico che tutti i bambini devono incontrare nella loro infanzia ma che fa comodo anche a noi"grandi" e cioè NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI (il maiuscolo mi sembrava d'obbligo) di quel genio di Maurice Sendak (foto a fianco presa a caso su internet in cui se la spassa a leggere il suo libro ad un bambino con un delizioso maglioncino fine anni sessanta).

A volte, siamo colti da una RABBIA irrefrenabile, una rabbia che ci fa sbattere porte, lanciare oggetti e gridare. Queste scene madre solitamente sono più frequenti in tenera età, quando ancora si è sopraffatti da mille emozioni diverse alle massime frequenze, e si spera che dopo la fase teen capitano di rado (...vero?). 

Bene... comunque sia, per spiegare questi istinti assassini ai pupi e per darci una calmata quando vorremmo schiaffeggiare una collega o infilare una matita nell'orecchio del capo, esiste un rimedio pacifico, e cioè quello di leggere il libro di Sendak (siete felici di questa notizia? io molto. A fianco vi ho pure messo l'immagine del mio mostro selvaggio preferito tratta dalla copia del libro in mio possesso. Adoro la sua chioma indomabile, forse perché mi ricorda un poco la mia).

A inizio degli anni sessanta, quando venne pubblicato, questo albo non suscitò particolare entusiasmo, anzi, diciamo pure che scandalizzò i più perbenisti e quelli inclini agli svenimenti tragici. 
Ma cosa c'era di "scandaloso" in queste poche pagine? Ebbene, prima di tutto, una frase detta dal piccolo scapestrato protagonista, che, dopo aver distrutto mezza casa, impiccato un peluche e inseguito il barboncino, viene mandato (giustamente oserei dire) a letto senza cena dalla madre che in crisi di nervi gli urla dietro: "MOSTRO SELVAGGIO!". Max non si lascia certo intimorire dal digiuno, dalla reclusione e tanto meno dall'insulto, al quale risponde con un: "E IO TI SBRANO". Oggi una frase del genere ci fa sorridere, abituati come siamo ai modi di alcuni piccoli Puffi (cari miei genitori troppo permissivi, insegnare regole e l'educazione ai vostri figli non è certo una colpa o uno scandalo, anzi, qualche regola fa BENE ai bambini, chiedete pure a un qualsiasi esperto, medico, psicologo, psichiatra, medium o sciamano), ma al tempo, pensare di poter scrivere per poi leggere una cosa del genere ad un bambino, era impensabile.
E' proprio questa risposta che scandalizza la società dei primi sessanta. Non è ammissibile che un bambino risponda ad un genitore, e poi cos'è quell'espressione incavolata che ha il pargolo nell'illustrazione? 
Come se non bastasse, quelli che ancora non erano svenuti leggendo fino a pagina otto (frontespizio compreso) si incavolarono parecchio quando videro gli istinti rabbiosi trasformati in mostri selvaggi e intuirono che il protagonista lascia si, l'isola dei mostri in cui era approdato diventando re, ma è anche cosciente che, prima o poi, ci tornerà!! (Oibò) 

E' un capolavoro della letteratura per l'infanzia, le immagini a pastelli colorati sono meravigliosamente simpatiche e riescono con pochi tratti a rappresentare il sentimento forte e sconvolgente della rabbia. 
Per quanto mi riguarda io lo apprezzo molto anche ora che per la società (povera illusa) sono pienamente (e da tempo) adulta. Sfogliarlo nei momenti in cui vorrei distruggere il servizio buono da caffè, quello con tante ciliegine rosse sulle tazzine e i piattini bianchi, calma i  miei bollenti spiriti, funzionando meglio di una seduta dallo psicologo. 

Consigliato ai massimi livelli. Se non lo avete ancora letto (ma dove vivete?) fatelo e se lo avete letto rileggetelo (lo avete già preso in mano, che bravi) e se non vi dovesse bastare vedetevi anche il film del 2009 diretto da Spike Jonze!!